15 agosto 1943 – I Tre di Capo Spartivento

(di Marina Militare)
02/05/16

Il compito dell'Ufficio Storico della Marina Militare non è rievocare il passato, ma studiare l'applicazione del Potere Marittimo in ogni sua dimensione. Tra le tante "novità" del XXI secolo che i nostri marinai sono chiamati ad affrontare nel Mediterraneo e a est di Suez, come dicevano gli inglesi, c'è la cosiddetta guerra asimmetrica.

Bene. Non solo non è una novità, ma l'hanno inventata gli italiani. Soltanto bisogna ricordarsene. Talvolta ciò non è facile per la mancanza, oggettiva, di documenti. Per esempio la guerriglia delle motosiluranti della Regia Marina nelle acque siciliane del luglio-settembre 1943. L'unica fonte fu, fino a poco tempo fa, la cosiddetta "Relazione Michelagnoli", stesa a memoria, dopo l'armistizio, dall'allora capitano di fregata Alessandro Michelagnoli, futuro capo di stato maggiore della Marina. Ricordi, date, circostanze si accavallarono così confondendosi. Troppe notti passate in bianco, troppi caduti, troppi avversari. Ed è qui che l'Ufficio Storico interviene, rintracciando atti e circostanze nel suo archivio e in quelli stranieri grazie all'opera dei suoi collaboratori, in vista della prossima redazione di un'opera il più possibile definitiva. Quello che segue è un episodio tra i tanti, ma significativo.

15 agosto 1943, prime ore del mattino. Le motosiluranti MS 31 e 73, al comando del sottotenente di vascello Antonio Scialdone e con a bordo il capo flottiglia, capitano di vascello Francesco Mimbelli, sono ancora una volta in mare per contrastare l'infinita armata anglo-americana, questa volta nelle acque orientali della Sicilia.

Sulla 31, a fianco di Mimbelli, una leggenda vivente ormai da due anni, vi è il comandante in 2ª del Gruppo Flottiglie, l'allora tenente di vascello Gino De Giorgi.

A circa 15 miglia per 75° da Capo Spartivento Calabro, le motosiluranti avvistano due unità identificate, nella notte, come incrociatori. Niente radar, naturalmente, per noi, ma non per loro, che in realtà sono tre: i cacciatorpediniere TroubridgeTyrian e Tumult, tutti nuovi di zecca e con equipaggi neo imbarcati. Si va all'attacco. Subito dopo il lancio dei siluri i motoristi spingono i 1000 cavalli dei motori al massimo. Ora non è più insidia, scoperta troppo tardi dagli inglesi, ma corsa. Le mitragliere delle due parti, siamo ben sotto i 500 metri in allontanamento, incominciano a sparare e coprono persino il rumore degli Isotta Fraschini. Dalla 31 vedono distintamente due fiammate sulla nave di testa. La manovra d'attacco, affidata a De Giorgi, è definita perfetta dal "duro" Mimbelli, tanto da fargli avere la propria seconda medaglia d'argento al Valor Militare. Tanto perfetta che i britannici credono, come riferirà il loro rapporto di missione, di aver a che fare con un numero doppio di motosiluranti provenienti sia da dritta che da sinistra. Di notte, si sa, tutti i gatti son bigi. La 73 non arriva al lancio e, nonostante una collisione con l'unità gemella, riesce anch'essa a disimpegnarsi. Il Troubridge, colpito dal tiro della MS 31, doma dopo poco l'incendio. Sei giorni di lavori. Se, come si credette quella notte, fosse stato colpito dai siluri, sarebbe affondato.

Mimbelli, Michelagnoli e De Giorgi avevano, quella notte, 107 anni in tre. Il primo comanderà l'Accademia e, in seguito, la Squadra. Il secondo e il terzo arriveranno ai vertici della Marina. Michelagnoli rilancerà la componete anfibia della Marina Militare, passata sotto di lui dalla vecchia funzione di forza di difesa e portata costiera alla moderna dimensione d'altura che la contraddistingue ancora oggi. De Giorgi realizzerà, con lungimiranza e tenacia, la Legge Navale del 1975 madre della flotta della successiva generazione, fin quasi a oggi.

Lunghe carriere dopo quella notte su barche di legno cieche nell'oscurità, ma con equipaggi che avevano fiducia nei loro comandanti.