L’impegno italiano in Iraq contro lo Stato Islamico

(di Tiziano Ciocchetti)
20/04/17

Il presidente del consiglio dei ministri Gentiloni è a Washington per un incontro bilaterale con il Presidente Trump.

Tra i vari temi affrontati di politica internazionale ci sarà sicuramente quello inerente alla guerra contro l’ISIS con un’attenzione particolare alla situazione in Iraq; a tal proposito potrebbe esserci una richiesta, da parte della Casa Bianca, di un maggior impegno sul terreno dei militari italiani.

Attualmente l’Esercito italiano è impegnato a terra principalmente nell’addestramento dei Peshmerga, attività a cui partecipa anche una aliquota di carabinieri. Dallo scorso anno, i militari italiani, si occupano della difesa della diga di Mosul, con il 1° reggimento bersaglieri della brigata meccanizzata Garibaldi (circa 500 militari); inoltre, nella base della coalizione nei pressi di Erbil, è presente un Task Group con 4 elicotteri medi da trasporto NH90 e 4 elicotteri AW129D Mangusta del 5° reggimento AVES Rigel, un plotone del 66° reggimento aeromobile Trieste della brigata aeromobile Friuli contribuisce a fornire assetti di Personnel Recovery - nel passato, il concetto di Personnel Recovery (PR) tendeva ad indentificarsi con quello di Combat Search and Rescue (CSAR) ma tale visione, alla luce degli attuali scenari, in cui assetti militari conducono operazioni distribuite all’interno di teatri di crisi in presenza di minaccia ibrida, non appare più valida. Quindi si è reso necessario un nuovo approccio alla problematica in un’ottica interforze che consenta il recupero del personale isolato o in pericolo in tempi brevi mediante interventi mirati e tempestivi – a sostegno delle Forze della Coalizione impegnate nell’offensiva contro lo stato islamico.

L’NH90 è frutto di una collaborazione tra Italia, Francia, Germania, Olanda e Spagna; è proposto nella versione TTH, per l’impiego terrestre e NFH (NATO Frigate Helicopter) per l’impiego navale. Ha un peso massimo al decollo di 10600 kg, con un carico utile di 4200 kg; la velocità di crociera è di 260 km/h e un raggio d’azione massimo – con 2500 kg di carico – di 900 km. La dotazione di sistemi elettronici è molto sofisticata, infatti comprende un radar terrain following, FLIR e contromisure elettroniche; possono trovare posto a bordo, su seggiolini ad assorbimento d’urto, fino a 20 militari completamente equipaggiati. Come armamento possono essere dotati di due complessi laterali minigun M134D a sei canne rotanti calibro 7,62x51, completi di piattaforma brandeggiabile. Il funzionamento si attua tramite un motore elettrico che permette la rotazione delle canne. In tale modo è possibile ottenere un elevato rateo di fuoco (circa 3000 colpi al minuto), particolarmente adatto alle necessità dell’elicottero.

La componente da esplorazione e scorta della Task Group è basata sull’elicottero AW 129D Mangusta. L’ultima versione dell’elicottero ha sul muso una torretta optronica israeliana Rafael Toplite III, che consente il lancio del missile Spike Extended Range (gittata di 8000 metri), rimanendo quindi ad una distanza di sicurezza dal raggio operativo dei missili spalleggiabili e dal fuoco dei cannoncini da 23 mm e da 37 mm, molto diffusi tra le milizie islamiche. Completa l’armamento un cannone a tre canne rotanti da 20 mm M197, il quale viene brandeggiato attraverso un sistema di puntamento asservito al casco denominato IHADSS (Integrated Helmet and Display Sight System), parte integrante del sistema d’arma, che consente al cannone di seguire il movimento della testa del copilota o del pilota responsabile del tiro. Sul casco sono montati quattro sensori di movimento, vengono rilevati da due sensori fissi agli angoli del cockpit. Prima del decollo l’operatore allinea il casco con il sistema di puntamento che, dal movimento in cui viene attivato, segue gli spostamenti della sua testa. Inoltre un monocolo montato sul casco proietta su un HDU (Helmet Display Unit) posizionando davanti all’occhio destro le informazioni balistiche di tiro e di emergenza, l’immagine si combina con il puntamento del sistema d’arma. In condizioni di volo notturno viene utilizzato un intensificatore di luminosità (NVG), anch’esso montato sul casco accoppiato con la SDU, che permette al pilota di visualizzare attraverso i visori gli stessi dati dell’HDU.

Grazie a una felice scelta, l’Esercito italiano è uno dei pochi eserciti al mondo in grado di mettere in campo un aeromobile in grado di svolgere molteplici funzioni, in uno spettro operativo che va dalla scorta all’esplorazione (armata), in scenari internazionali sempre più caratterizzati da minacce asimmetriche.

(foto: web / Leonardo / U.S. Army)