Il Governo italiano senza esitazioni: “La Turchia entri in Europa!”

(di Giampiero Venturi)
22/02/16

Durante la visita ad Ankara il Ministro degli Esteri italiano Gentiloni non ha usato mezze misure.

"L'Italia ha sempre appoggiato il percorso di avvicinamento della Turchia all'Unione europea e lo appoggerà ancor di più in futuro…”

Il ministro italiano dopo l’incontro col collega Cavusoglu ha dichiarato che l’apertura alla Turchia è fondamentale per la stabilità e per il rafforzamento del dialogo tra nazioni.

Il ministro turco, che per l’occasione ha ringraziato l’Italia per l’appoggio, è da settimane tra i più attivi esponenti della politica turca in seno alla crisi siriana, distinguendosi tra l’altro per affermazioni che sul piano del dialogo e della stabilità lasciano qualche dubbio. Cavusoglu, nonostante le perplessità espresse dalla comunità internazionale, è tra i sostenitori della costituzione di un “cuscino di sicurezza” in territorio siriano che garantisca la sicurezza ai confini meridionali di Ankara e tra coloro che hanno più volte patrocinato la necessità di un intervento diretto turco nel Paese arabo.

Il Ministro Gentiloni avrebbe anche sostenuto la tesi che l’ingresso della Turchia in Europa sarebbe in linea con una maggiore regolazione di flussi migratori dal blocco asiatico verso l’Europa.

La dichiarazioni del Ministro degli Esteri vanno a sovrapporsi a quelle del Ministro Pinotti dello scorso 29 novembre, quando la responsabile della Difesa accusò l’Europa (Francia e Germania in particolare) di non aver permesso l’ingresso in Turchia a suo tempo perdendo così un’occasione storica e complicando al tempo stesso l’attuale quadro in Medio Oriente.

Approfittiamo delle esternazioni per riflettere sotto due aspetti.

Al netto dell’efficacia di un indirizzo politico sempre volto a responsabilizzare il proprio operato senza considerare quello degli altri e nel rispetto dell’immenso patrimonio storico e culturale della nazione turca, ci si chiede quanto siano opportune le affermazioni dei nostri due ministri nell’attuale contesto politico, economico e sociale dell’Unione Europea.  In crisi d’identità istituzionale e politica, l’Unione, sempre più simile ad un ente burocratico dai connotati sfumati che all’idea di famiglia di popoli su cui era stata concepita, ha veramente bisogno di un’ulteriore allargamento dei propri confini? Riflettiamo almeno sul fatto che, almeno sulla carta, l’Unione potrebbe ritrovarsi in pochi anni con una Turchia in più e una Gran Bretagna in meno…

È davvero un ulteriore mercato di 80 milioni di cittadini ciò di cui noi europei abbiamo bisogno?

L’integrazione di Ankara è davvero sulla strada del riavvicinamento tra i cittadini e le istituzioni di Bruxelles in un momento di vuoto di immedesimazione e corrispondenza?

Lanciamo il dubbio rimanendo nel campo dell’opportunità storica e politica senza nemmeno sfiorare il problema delle coscienza europea relativamente alla compatibilità culturale tra Europa e Turchia che meriterebbe altri approfondimenti.

La seconda considerazione è contestuale agli attuali scenari mediorientali. Da molti mesi Difesa Online è in prima linea nei resoconti e nelle analisi del conflitto siriano e il ruolo della Turchia appare non privo di peso e responsabilità nell’evoluzione degli eventi politici e militari.

Gentiloni e Cavusoglu avrebbero auspicato un intervento di terra in Siria concertato tra potenze in sede internazionale. Se l’eventualità rientra in pieno nelle dinamiche e negli interessi di Ankara, ci si chiede dove sia l’opportunità per l‘Italia, per l’Unione e addirittura per l’Occidente.

Per quanto l’Italia condivida con la Turchia un’alleanza politico militare pluridecennale, le dichiarazioni del nostro governo sono valutabili sotto il profilo dell’opportunità strategica e geopolitica?

Una riflessione più ponderata in questi casi, forse non sembrerebbe di troppo.