Francia: “paramilitari pronti a intervenire… per far cadere il governo”?

(di David Rossi)
18/02/19

Mi sono interrogato se sia il caso di scrivere sui così detti gilet gialli su una rivista online che parla di difesa e di geopolitica, poi mi sono accorto che da qualunque parte la su guardi il movimento dei “protestatari del sabato” è proprio una questione di sicurezza, non fosse altro per le decine di migliaia di forze dell’ordine schierate e per gli oltre mille agenti e militari rimasti feriti in modo più o meno grave.

Agli esordi del movimento, poco più di due mesi fa, in un articolo su Difesa Online avevo scritto che tra i protagonisti del fenomeno “gilet gialli” ci sono parecchie “vecchie conoscenze: esplosioni di rabbia anarchica, violenza squadrista e saccheggio proletario già osservate, qui in Italia” (v.articolo). Ci avevamo azzeccato. Ma non avevamo previsto che il fenomeno si saldasse con una vecchia conoscenza, l’odio antisemita, nelle sue versioni neonazista (europea) e filopalestinese (mediorientale). È accaduto nel caso dell’aggressione, per pura fatalità solo verbale, al filosofo 70enne conservatore Alain Finkielkraut, figlio di prigionieri polacchi di Auschwitz e al 100% cittadino francese. A evitare un pestaggio - o peggio - è stato l’intervento pronto delle forze dell’ordine, che hanno salvato l’uomo, paralizzato dalla paura.

“Il popolo ti punirà!” è stata la minaccia più “educata” ma anche la più vigliacca. Sì, perché il “popolo” di cui parlavano questi ragazzotti è in realtà la canaglia fanatizzata.

Di “paramilitari pronti a intervenire… per far cadere il governo” ha invece (stra)parlato Christophe Chalençon, un altro dei leader della protesta, cercando di accreditare una parte delle forze armate come collaterali della protesta. Sciocchezze, crediamo. Ma soprattutto speriamo che non si arrivi al punto di passaggio tra questo odio sociale, la violenza di strada e il terrorismo vero e proprio. I servizi e la difesa d’Oltralpe saranno all’altezza di evitarlo?

Fotogramma: Twitter