Eugenio Di Rienzo: Il conflitto russo-ucraino

Eugenio Di Rienzo
Ed. Rubbettino
pagg.105

L’Ucraina, il secondo stato più grande d’Europa dopo la Russia Europea, con i suoi quarantasei milioni di abitanti ed i suoi settecentomila chilometri quadrati di estensione, è al centro di interessi geopolitici opposti, culminati nella “gloriosa notte del 22-23 febbraio 2014, che ha visto la deposizione e la fuga del satrapo Viktor Janukovyc ed il ritorno al potere della discussa Giovanna d’Arco ucraina Julija Tymosenko”. Da una parte quindi le forti pressioni di Germania, Francia e Polonia, quest’ultima tra i più strenui sostenitori degli oppositori di Janukovyc, per l’ambizione di “ripristinare l’antica supremazia su Lituania, Bielorussia, parte dell’Ucraina e della Lettonia, sancita dall’Unione di Lublino del 1569 e sopravvissuta fino alla terza spartizione dello stato polacco”, dall’altra l’Orso russo che vuol dimostrare al mondo intero di essere ancora in possesso di “muscoli possenti, artigli forti e affilati e soprattutto un cuore indomito che gli permette di tenere a bada grandi e piccoli avversari.” Sullo sfondo l’azione diplomatica degli USA, finalizzata ad inserire l’Ucraina nel “sistema egemonico (politico-militare-economico) statunitense” inaugurando un clima di competizione con Mosca, vale a dire la Nuova Guerra Fredda, per poter azzerare, con le sue mire espansionistiche che vanno dall’Africa Settentrionale, all’Egitto, al Medio Oriente fino all’ex Asia centrale sovietica, “il secolare stato di Grande Potenza, egemone tra Europa e Asia, della Russia.” Quindi, secondo l’autore, professore di Storia Moderna all’università La Sapienza di Roma, il tentativo da parte degli Stati Uniti di spingere l’Ucraina nella Nato costituirebbe l’inizio della disintegrazione della Russia come Grande Potenza, in quanto la Russia diventerebbe automaticamente indifendibile, poiché “lo spazio ucraino, insieme alla Bielorussia, costituisce l’intercapedine strategica che separa a occidente la Russia dal sempre più minaccioso schieramento dei Paesi NATO. Pertanto Putin si è difeso. Si è difeso per non perdere i porti, strategicamente essenziali, posti sul Mar Nero, di Odessa e Sebastopoli, quest’ultimo in Crimea, ed anch’essi ucraini. Si è difeso, rispondendo alle sanzioni economiche imposte dagli Usa e dall’Unione Europea, con delle controsanzioni “che hanno messo in crisi non solo il settore agroalimentare della zona meridionale dell’euro, ma anche il comparto industriale della locomotiva tedesca”. Si è difeso, stipulando un contratto per la fornitura, alla Cina, di trentotto miliardi di metri cubi di gas all’anno per i prossimi trent’anni, e creando, così, un asse Mosca-Pechino, che rappresenta dei vantaggi strategici per entrambi gli Stati. Infatti Mosca ha creato, in tal modo, un’alternativa valida alle proprie esportazioni di gas e petrolio verso il mercato europeo. Pechino, invece, potrà beneficiare di un nuovo corridoio di approvvigionamento per soddisfare la domanda crescente di energia pulita, con il vantaggio che il gasdotto in questione non dovrà transitare attraverso Stati terzi. La nuova partnership inoltre permetterà ai due Stati di “condividere i rischi che la crescente tensione con la Nato ha provocato.” Si è creata quindi una rottura dell’alleanza russo–americana, che neanche la lotta al nemico comune, rappresentato dal terrorismo islamico, sembra possa essere in grado ripristinare.

Tutto questo perché non si è tenuto conto del fatto che, come ha osservato Henry Kissinger, “se il destino dell’Ucraina è sopravvivere e prosperare, essa non può divenire l’avamposto militare dell’uno o dell’altro schieramento, ma deve trasformarsi, invece, in un ponte capace di unire e non in un fossato creato per dividere. La Russia deve rendersi conto che trasformare l’Ucraina in uno stato satellite e quindi espandere nuovamente i suoi confini la condannerebbe a ripetere il ciclo secolare della sua contrapposizione con Europa e Stati Uniti. L’Occidente deve capire che la Russia non tollererà mai che l’Ucraina possa divenire un Paese a lei estraneo e potenzialmente avverso.”

Gianlorenzo Capano