Alessandro Barbero: Il divano di Istanbul

Alessandro Barbero
Ed. Sellerio, Palermo 2015
pagg.209, euro 13,00

L’autore, professore ordinario presso l’Università del Piemonte Orientale a Vercelli, nonché studioso di storia medievale e di storia militare, traccia,in questo saggio, tramite un’avvincente narrazione, la storia dell’impero ottomano dalla sua nascita al suo dissolvimento: un impero - nato nel trecento da una dinastia turca, quella dagli ottomani (in turco Osmanli), un popolo delle steppe dell’Asia Centrale - da noi chiamato impero turco e che, se pur fondato dalla dinastia turca, ha una storia che “non si può ridurre alla storia dei turchi, che pure era il popolo dominante.”

La necessità di contrastare le loro aggressioni nei confronti dei cristiani d’Oriente è uno dei motivi per cui viene ideata la crociata. I nemici dei crociati, conosciuti come saraceni, “sono essenzialmente turchi, che ormai si sono imposti in tutto il mondo islamico come l’elite dirigente e guerriera.”

Con la battaglia di Kossovo polie del 28 giugno 1389, in cui i serbi vengono sbaragliati, “l’impero ottomano comincia ad assumere quella che sarà poi la sua caratteristica più vistosa, cioè si avvia a diventare un impero che mette insieme turchi e slavi, albanesi e greci, musulmani e cristiani. Il sultano è musulmano ed è turco, ma gran parte dei suoi sudditi, e spesso molti dei più fedeli, non lo sono.”

Con l’assedio di Costantinopoli, nel 1453, Maometto II cambia la storia del mondo. All’ età di 21 anni egli, “alla guida di un grande esercito, attraversa il Bosforo. Ha costruito una flotta apposta per questo: i turchi finora non erano un popolo marinaro, ma Maometto decide di assediare Costantinopoli per terra e per mare.” Un assedio leggendario che, per alcuni, rappresenta la fine del Medioevo. Maometto, però, “ha conquistato un guscio vuoto, pieno di palazzi, di chiese, di torri, ma quasi disabitato già prima dell’assedio, e il suo compito principale non sarà tanto quello di conquistarla,quanto quello di ridare vita alla metropoli.” Egli decide di stabilire lì la sua capitale e di fare in modo che musulmani e cristiani, turchi, greci, armeni, ebrei, vale a dire le popolazioni che abitano l’impero ottomano, lì siano rappresentate.

Con la conquista di Costaninopoli - antica capitale dell’impero romano d’oriente - l’impero dominerà “il Mediterraneo, il Vicino Oriente, l’Anatolia, i Balcani, cioè esattamente gli stessi paesi su cui avevano governato gli imperatori romani d’Oriente.” Successivamente l’impero ottomano dilaga nei Balcani per poi sbarcare in Italia, ad Otranto, nel 1480. Nel Rinascimento gli occidentali hanno “un rapporto quasi schizofrenico con l’impero ottomano, da un lato temuto come la minaccia più spaventosa e dall’altro rispettato, ammirato e da qualcuno anche desiderato come un modello alternativo rispetto a quello che esisteva in Occidente.” Però anche per gli ottomani varrà la stessa cosa, dovuta da un lato dal desiderio di apprendere soprattutto la tecnologia occidentale, dall’altro dalla repulsione per l’Occidente stesso. Comunque “la prospettiva con cui gli ottomani guardano al resto del mondo è la prospettiva del conquistatore, […] ma per prevalere definitivamente bisogna impadronirsi dei mari. Ora, i turchi non sono un popolo di marinai: sono un popolo di pastori delle steppe che hanno creato tutta la loro cultura lontano dal mare con il quale hanno un rapporto difficile.” Nonostante questo essi faranno sforzi enormi per costruire una flotta, facendo progressi straordinari nella tecnica di costruzione delle galere e nell’arte della navigazione, tant’è che per molti anni saranno forti sul mare.

Con Solimano, che regnerà dal 1520 al 1566, “l’impero ottomano non raggiunge solo i vertici della sua grandezza culturale e artistica, ma raggiunge anche la sua massima espansione e diventa la seconda grande superpotenza d’Europa e del Mediterraneo, accanto all’impero di Carlo V e di Filippo II.” Sotto di lui i turchi, nel 1529, tentano, senza riuscirci, la conquista di Vienna; conquistano invece il regno d’Ungheria che, allora, comprendeva anche la Slovacchia, la Slovenia, la Croazia, parte della Serbia e della Romania. Con la sua flotta Solimano sbaraglia i Cavalieri di San Giovanni (che diventeranno famosi come i Cavalieri di Malta), un ordine di guerrieri crociati, di stanza a Rodi, che con le loro navi intercettano le navi turche e le navi dei pellegrini che vanno alla mecca. I pirati barbareschi, di stanza ad Algeri, "che da lì fanno la guerra di corsa contro il naviglio cristiano, proprio come i Cavalieri di Rodi e di Malta la fanno contro il naviglio musulmano, riconoscono per la prima volta la sovranità del sultano", accettando di diventare funzionari, militari, corsari al suo servizio. ”Il Mediterraneo non è mai stato così vicino a diventare un lago islamico.”

Caratterizzato da una concreta libertà religiosa comunque, l’impero ottomano, pur avendo per secoli rappresentato, per l’Europa cristiana, la minaccia islamica, “era interamente governato, e i suoi eserciti e le sue flotte erano sempre comandati, da uomini che erano tutti nati cristiani.” Questo perché la classe dirigente (agà o comandante dei giannizzeri, kapudan pascià o comandante della flotta, visir o membri del governo – che costituivano il divan, cioè il governo - e lo stesso gran visir, cioè il primo ministro di tutto l’impero) era scelta tra i migliori che gli ufficiali dei giannizzeri reclutavano con il sistema della Raccolta che consisteva nell’individuare, tra i figli di famiglie cristiane – perché la legge islamica vietava di ridurre in schiavitù i musulmani – i più promettenti con un’età compresa tra i dieci e i diciotto anni, da porre, strappandoli definitivamente alle loro famiglie, al servizio del sultano e portandoli a Costantinopoli, dove si sarebbero convertiti all’Islam. Tra tutti questi solamente “il gran visir aveva diritto di accesso al sultano, con cui teneva un’udienza quotidiana per tenerlo informato sugli affari di stato.”

Anche la fanteria musulmana, il temuto corpo dei giannizzeri, alimentato in principio tramite gli schiavi, è composto successivamente da ragazzi inizialmente cristiani, provenienti dalla Raccolta.”Una forma particolare di contatto tra il mondo ottomano e il mondo europeo occidentale erano i rinnegati, cioè quei cristiani che cadevano nelle mani dei turchi, e che per sfuggire a un destino di schiavitù si convertivano all’Islam.[…] La maggior parte erano persone catturate in mare, pescatori, marinai, viaggiatori.” I rinnegati hanno grandi possibilità di carriera nella società ottomana.”Molti posti di comando nella flotta sono dati a rinnegati; ma il campo in cui hanno più spazio e che anzi dominano è la guerra di corsa.”

Dopo la battaglia di Lepanto, avvenuta il 7 ottobre 1571, dove la flotta cristiana, comandata da Don Giovanni D’Austria e composta da duecento galere spagnole e veneziane, distrusse la flotta ottomana, si ha, nell’impero ottomano, un periodo di stagnazione, fino al fallito assedio di Vienna del 1683 che mette fine ai sogni d’espansione dell’impero in Europa e sancisce l’inizio del suo declino che continuerà inesorabilmente nel Settecento, dove numerose furono le sconfitte subite contro l’impero austriaco e quello russo. La rivolta della Grecia e la guerra di Crimea nell’Ottocento portano al fallimento del tentativo di tenere in vita un impero multietnico, esaltando l’elemento etnico, tant’è che “all’inizio del Novecento l’impero ottomano, che pure formalmente continua ad esistere e a governare immensi territori, in realtà è in decomposizione interna,” con le diverse etnie armate le une contro le altre. All’esterno le guerre balcaniche del 1912-13 porteranno alla nascita di nuovi stati balcanici indipendenti dall’impero ottomano.

La prima guerra mondiale, dove l’impero scenderà in campo a fianco di Germania e Austria-Ungheria, e che si concluderà con lo sfascio dell’impero stesso, vedrà anche lo sterminio degli armeni da parte del governo. Nel 1922 l’ultimo sultano ottomano si imbarca su una corazzata inglese e se ne va in esilio.[…] In Turchia viene proclamata la Repubblica. È l’ora di Mustafà Kemal, “uno dei comandanti che si sono coperti di gloria nella guerra mondiale,l’uomo che ha sconfitto gli inglesi e i francesi a Gallipoli”, che con il nome di Atatürk, padre dei turchi, prende il potere.

Gianlorenzo Capano