LHD Trieste: la nuova nave anfibia della Marina

(di Tiziano Ciocchetti)
26/05/19

Ieri è stata varata a Castellammare di Stabia la Nave d’Assalto Anfibio Trieste, finanziata e sviluppata nell’ambito della ormai cosiddetta seconda legge navale (la prima è quella del 1975 voluta dall’allora CSMM amm. sq. Gino De Giorgi).

Impostata nel 2017, presso i cantieri navali di Fincantieri a Castellammare di Stabia, la nuova nave d’assalto anfibia della Marina Militare dovrebbe essere consegnata nel 2022.

Battezzata TRIESTE, è un’unità da sbarco con ponte di volo e bacino allagabile (LHD, Landing Helicopter Dock), con un dislocamento standard di circa 30/33.000 tonnellate (la nave militare più grande costruita dall’Italia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale), con una lunghezza totale di 245 metri.

L’architettura della LHD vede la presenza di due isole: quella a prua per le operazioni navali e quella a poppa per il controllo delle operazioni aeree. L’hangar - lungo 107 metri e largo 21, con una altezza minima di 7,8 metri e una superficie di 2.200 m² - dispone di due grandi elevatori che lo collegano al ponte di volo, lungo 230 metri e largo 36.

La propulsione è assicurata tramite un sistema di propulsione mista diesel per la navigazione di crociera a cui si aggiungono le turbine a gas, per velocità superiori.

Il TRIESTE potrà imbarcare una componente volo di elicotteri ed aerei VSTOL. La progettazione del ponte di volo e dell’hangar ha tenuto conto della possibilità/opportunità d’imbarcare anche aeromobili delle Marine Alleate diversi da quelli in dotazione alla nostra Marina per aumentare l’interoperabilità in operazioni di coalizioni internazionali. Fra tali aeromobili figurano gli MV 22 Osprey, i CH 53.

La nuova unità è stata progettata per trasportare e proiettare a terra un robusto contingente anfibio centrato su un gruppo tattico di 600 uomini.

Il “garage” è di circa 4.500 m², in grado di ospitare anche gli MBT ARIETE e le blindo pesanti CENTAURO II. Una rampa laterale faciliterà l’accesso dei mezzi e del personale a bordo. Il bacino è in grado di ospitare, oltre a quelli in dotazione alla Marina Militare, mezzi da sbarco a cuscino d’aria e i catamarani a geometria variabile della Marina Nationale francese. Inoltre potranno essere stivati 4.600 mᵌ di carburante, 350 tonnellate di munizioni e 600 mᵌ di acqua potabile. L’Unità è dotata di un ampio e attrezzato ospedale con moderne stazioni di triage a standard Nato.

Per quanto riguarda l’armamento, il TRIESTE sarà equipaggiato con tre cannoni SUPER RAPIDO da 76/62; vi sono inoltre i volumi disponibile per installare anche missili antiaerei, sicuramente saranno installati cannoncini a controllo remoto da 25 mm per contrastare l’eventuale minaccia di piccole unità veloci/minacce asimmetriche.

Ieri c'è stato un grande assente alla cerimonia. Difesa Online ha raggiunto il vero "padre" del Trieste, l'amm Giuseppe De Giorgi, per avere un'opinione autorevole sulla nuova unità, al di là della propaganda ufficiale e dei meriti "dimenticati".

Ammiraglio, ieri è stata varata la nave d’assalto anfibio Trieste, la nave militare più grande costruita in Italia dal dopoguerra, nell’ambito del programma di rinnovamento della flotta da lei così fortemente voluto, comunemente noto come “legge navale”. Quali considerazioni si sente di fare in questo momento.

Provo un senso di orgoglio e gratitudine per gli uomini e donne della Marina che hanno giocato un ruolo attivo sia nella “conquista” del consenso politico e della pubblica opinione per un intervento di lungo respiro mirato a impedire l’estinzione della capacità marittima nazionale nel giro di un decennio, sia nella fase realizzativa dell’impresa. Mi riferisco in particolare al personale dello Stato Maggiore della Marina e della Direzione Tecnica Navarm guidata con determinazione dall’amm. Bisceglia. Senza il gioco di squadra di questi due pilastri fondamentali della Forza Armata, non sarebbe stato possibile compiere il miracolo di ottenere i fondi necessari dal Parlamento, sviluppare i progetti delle navi, superare le sabbie mobili della “burocràtzia” interforze e andare a contratto con tutte le navi del programma in un solo triennio.

Parte determinante ha giocato il rinato Ufficio progetti del Reparto Navi dello Stato Maggiore, da me fortemente potenziato con alcuni degli ingegneri più talentuosi della F.A..

Può indicare per quali caratteristiche il Trieste è particolarmente significativo?

In primo luogo volevo una nave dimensionata in funzione dei compiti da assolvere e non da un tonnellaggio massimo stabilito a priori su considerazioni politiche, senza i pregiudizi e i condizionamenti psicologici che hanno inciso in passato su molti progetti della Marina. Mi riferisco in particolare al tonnellaggio. Troppo spesso abbiamo finito per dare al dislocamento un valore “ideologico” come se le tonnellate in più fossero un disvalore, con il rischio di pagare comunque cara una nave a cui sarebbe mancato sempre “il soldo per fare una lira”.

Volevo che il Trieste fosse una nave polivalente, efficace operativamente e non una nave d’immagine. Volevo una nave allineata agli standard delle migliori Marine della NATO. Di qui il suo dislocamento massimo che non a caso è in linea con le migliori unità analoghe Statunitensi, Francesi Spagnole etc. Il Trieste potrà continuare a operare efficacemente anche con mare mosso e in mari lontani. Le sue caratteristiche rendono questa nave anche un assetto importante per il supporto alla protezione civile nazionale in caso di calamità naturali.

Per aumentarne l’interoperabilità con le altre Marine, l’unità è dotata di un bacino allagabile dimensionato per ospitare mezzi a cuscino d’aria in dotazione alla Marina americana, mezzi francesi, etc. oltre a ben quattro motozattere di grandi dimensioni (60 tons) di produzione nazionale. La stessa flessibilità e margine di crescita è stata adottata per le sistemazioni della componente aerea. Anche in questo caso il ponte di volo deve poter ospitare oltre ai mezzi in dotazione all’Italia anche gli OV 22 Osprey e gli Elicotteri pesanti CH 53 dei Marines. L’Italia disporrà a breve di una piattaforma di altissime prestazioni con cui contribuire alla pari almeno (qualitativamente) con gli alleati a missioni internazionali così come di quelle difesa degli interessi nazionali.

Potrebbe spiegare perché ha voluto adottare la soluzione a due isole?

Volevo una soluzione che minimizzasse la superficie di ponte di volo sottratta alle operazioni di volo. Un difetto presente sia sul Garibaldi che sul Cavour che hanno ambedue isole troppo grandi rispetto al tonnellaggio e alla superficie del ponte di volo. Al tempo stesso volevo evitare di concentrare le condotte dei fumi di scarico in un unico fumaiolo sia per motivi di vulnerabilità sia per contenere gli ingombri interni causati da lunghe condotte di raccordo.

Posizionando le due isole intorno ai due fumaioli, posti sulla verticale delle sale macchine si è ottenuto tutto ciò con l’ulteriore vantaggio di disporre di sovrastrutture sufficientemente distanti fra di loro per sostenere sensori attivi e passivi minimizzando le reciproche interferenze elettromagnetiche. La stessa logica ha portato alle due isole della Queen Elisabeth.

Cosa comporterà l’ingresso in linea della LHD Trieste per la capacità anfibia della Marina.

Sotto il profilo dell’efficacia operativa il Trieste rappresenta un salto di qualità notevolissimo rispetto alla classe Santi (foto) che come non tutti sanno furono un derivato dei traghetti della classe “Poeti” destinati alle Ferrovie dello Stato. Una soluzione di fortuna, dettata da condizionamenti economici, utile per il mantenimento in vita della capacità anfibia della Forza Armata in tempi di vacche magre, ma unità troppo piccole per essere efficaci in presenza di contrasto avversario. È solo grazie alla perizia dei loro equipaggi e dei loro comandanti se hanno operato ben al di sopra delle legittime aspettative.

Se sotto il profilo qualitativo il passo avanti è macroscopico, non si può dire altrettanto sotto quello quantitativo. È evidente che la nuova nave non potrà sostituire sia il Garibaldi (oggi dedicata principalmente al ruolo di Portaelicotteri d’assalto) sia i 3 “Santi”. Una componente anfibia basata su una sola nave svanisce quando tale pezzo unico dovesse essere indisponibile per lavori di manutenzione o per avaria. Di qui l’esigenza di disporre di almeno altre 3 unità anfibie seppur di dimensioni e caratteristiche diverse. Penso alle LPD 17 USA con alcune migliorie in termini di polivalenza (es. maggiore capacità antiaerea e di supporto di fuoco per le truppe anfibie).

Perché il nome Trieste? Il suo successore ha provato a cambiare il nome, ma senza successo.

Il nome è un omaggio alla città di Trieste, nella ricorrenza del centenario della Prima Guerra Mondiale e un riconoscimento del legame fortissimo fra la Marina e la città di Trieste, mai sopito. Questi sono stati fra i motivi principali della mia scelta. Credo che Trieste meriti una nave a lei dedicata e penso che il connubio fra la Città e la Nave sia stato e continuerà ad essere foriero di sviluppi postivi. Sarebbe bello che altre Navi venissero battezzate con nomi di città che le adottino e possano esserne fiere madrine. Per questo, quando Girardelli ha cercato di cambiarne il nome, la Città si è fatta sentire attraverso le sue varie anime, sia della società civile sia delle rappresentanze politiche, imponendo una precipitosa marcia indietro.

Oggi in molti si aspettavano che la Autorità presenti al varo, fra queste in particolare il suo successore amm Girardelli, l’avrebbero citata per darle atto della paternità di questa bellissima e imponente nave e più in generale della legge navale. Incredibilmente anche in questa occasione ciò non è accaduto. Mi sembra si sia in presenza di una vera e propria “damnatio memoriae”.

Si ormai vedo che è un malvezzo che si è consolidato in questo ultimo triennio e che mi sembra sia estraneo allo stile della Forza Armata e controproducente per chi lo manifesta, visto che il personale della Forza Armata e non solo, è perfettamente a conoscenza dei meriti dei singoli Capi che si sono succeduti, della loro storia professionale, etc..

Ciò che mi dispiace constatare è che oltre al sottoscritto siano stati inclusi in questa maramaldesca “damnatio memoriae” anche tutti quegli eccellenti Ufficiali, Sottufficiali, Graduati e dipendenti civili della Difesa/Marina che hanno dato l’anima per la legge navale, per la progettazione delle nuove navi, dal concepimento alla loro contrattualizzazione, prima della fine del mio mandato, al fine di mettere in sicurezza i fondi da prevedibili colpi di mano successivi. È un risultato che fa onore alla Marina Militare nel suo insieme e che non merita di essere sminuito o taciuto solo perché non se ne è stati artefici o parte attiva.

Foto: Fincantieri / ministero della difesa / Sea Shepherd /  U.S. Marine Corps