Prepariamoci

(di Andrea Cucco)
22/02/16

Ero in Siria quando vidi su YouTube le immagini di una colonna saudita verso il confine settentrionale giordano. Forse a qualche anima candida potrà sembrare strano ma in quel momento, pur essendo in un Paese in guerra, mi sentii più al sicuro che altrove.

Era chiaro che un intervento armato di terra sarebbe stato giustificato solo come reazione ad una violenta causa adeguata.

L'attentato di Ankara, con le sue 28 vittime, è arrivato con tempismo perfetto. Gli autori sarebbero poi quelli che servivano ad Erdogan: curdi.

In attesa ora di un attentato in Arabia Saudita, quel che mi conforta - ma al contempo inquieta - è l'atteggiamento poco solidale dei Paesi Nato verso gli abusi turchi che abbiamo verificato in territorio siriano: terroristi, approvvigionamenti, fuoco di copertura, soccorsi sanitari...

L'Alleanza ha preso le distanze dalle azioni ottomane che spavaldamente presupponevano la sua protezione già al tempo dell'abbattimento del Sukhoi russo a novembre. Negli ultimi giorni la Nato ha rimarcato la non applicabilità automatica dell'articolo 5 del trattato (difesa collettiva) in caso di escalation con la Russia.

Bene - si dirà - nessuno vuole perdere la vita per una causa come quella del governo turco (e non "turca") che, francamente, è impossibile condividere.

In fondo, cosa potrebbe mai oggi forzare Paesi Nato come l'Italia ad un cambio di rotta?