AQIS

(di Paolo Palumbo)
30/03/17

Il 3 settembre 2014 il capo di al-Qaeda Central, Ayman al-Zawahiri annunciò al mondo islamista la nascita di un nuovo gruppo combattente il cui scopo principale era diffondere la jihad in tutto il sub continente indiano. Da diversi anni, nelle regioni del Kashmir, nel Gujarat, Assam e Burma i fratelli musulmani erano sopraffatti dalla politica discriminante dei rispettivi governi i quali li avevano condannati all’isolamento e in alcuni casi alla persecuzione. Gli affiliati qaedisti, il cui acronimo era AQIS, abbreviativo che significava Al-Qaeda in the Indian Subcontinent prendevano in carico le recriminazioni dei mussulmani in India, Bangladesh, Afghanistan e una parte del Pakistan.

Il 2014 era stato un anno impegnativo per il direttivo di al-Qaeda poiché il giovane leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi, con l’improvvisa proclamazione sulla nascita del Califfato, si era autoeletto a bandiera protettrice della jihad globale. Il dissenso palesato da al-Zawahiri e la mancata adesione di al-Qaeda al nuovo sedicente Stato, provocò una spaccatura tra gli islamisti, laddove proprio l’organizzazione di bin-Laden subiva il contraccolpo peggiore. Anche in Afghanistan le cose stavano precipitando: la latitanza del Mullah Omar – poi dichiarato morto l’anno successivo – aveva diviso i talebani i quali agivano ormai in piccoli gruppi indipendenti molti dei quali, per altro, stavano confluendo nelle file dell’ISIS. Secondo l’opinione di diversi analisti la nascita di AQIS era una risposta diretta di al-Qaeda Central contro l’infiltrazione dello Stato Islamico in quella parte del mondo anche se al-Zawahiri in un lungo discorso, puntualizzò come il progetto “it was the product of more than two years’ work in recruiting fighters and uniting diffrent pre-existing Jihadi groups in the Indian Subcontinent1 .

Il subcontinente indiano e la jihad

Effettivamente AQIS raggruppava diversi nuclei di islamisti che già da tempo svolgevano azioni in quella regione; alcuni tra i più importanti erano gli Indian Mujahideen (IM) piuttosto che i pakistani di Lashkar-e-Taiba (LeT) o Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP)2. L’elezione del primo ministro indiano Narendra Modi – ritenuta responsabile della strage di Gujarat nel 2002 dove perirono 1000 musulmani – alimentò il malcontento di una minoranza oppressa, costretta a vivere in ghetti, senza dignità ed educazione. Se le condizioni di vita in regioni come il Kashmir erano la prima causa di ribellione, dal punto di vista dottrinale la guerra santa in India percorreva il sentiero tracciato da Ghazwa-e-Hind o “Battaglia per riunire l’India”, un Hadit del Profeta che divenne il testo di riferimento per tutti coloro che bramavano fondare un Califfato nella regione. Per al-Qeada l’interpretazione della Hind e la sua realizzazione fu sempre secondaria rispetto altri obiettivi, rivolti prevalentemente contro gli occidentali: Osama bin Laden, una volta perse le sue basi in Afghanistan, spostò l’attenzione verso lo Yemen commettendo, a detta di alcuni sostenitori, una scorrettezza rispetto il vero senso della jihad e dove questa si sarebbe dovuta attuare con maggior vigore. Nel 2013, ad esempio, il Mullah Fazlullah leader degli jihadisti pakistani di TTP rivendicò l’importanza della Hind, richiamando l’attenzione della comunità islamista su quali fossero le vere conquiste della Guerra Santa, vale a dire Pakistan, India, Lahore, Multan e Punjab, mentre gli altri obiettivi erano solo secondari3.

Dal punto di vista meramente operativo, la jihad indiana e del Bangladesh era un fenomeno coevo alla formazione di al-Qaeda, o meglio, una diretta conseguenza del conflitto russo afghano degli anni Ottanta4. Le rivendicazioni musulmane nella regione subirono poi un’escalation a partire dal 2000, con un deciso aumento degli attentati contro obiettivi governativi. Il progetto AQIS e la creazione di un fronte unico jihadista nel subcontinente indiano ottenne così un duplice vantaggio, soprattutto per al-Qaeda: da un lato l’organizzazione di al-Zawahiri ribadiva la sua supremazia in un settore dove lo Stato Islamico stava cercando di insinuarsi, dall’altro i gruppi misconosciuti di quell’area potevano finalmente fregiarsi di un “marchio” che dava loro prestigio e motivazione. Per rinvigorire la credibilità di AQIS, lo sceicco egiziano nominò il giovane Maulana Asim Umar come emiro, una scelta non casuale che evidenziava come al-Qaeda Central confidasse, ora più che mai, su dirigenti non arabi. Una investitura che, secondo Husain Haqqani, rivelava ancora una volta la debolezza di al Zawahiri rispetto al-Baghdadi il quale era riuscito ad accaparrarsi la fiducia di buona parte del mondo arabo, un tempo il principale bacino di reclutamento dei qaedisti.

Asim Umar era comunque una scelta azzeccata poiché giovane (40 anni circa), colto e capace di esprimersi in Urdu, Inglese, Arabo e Pashto. Il suo radicalismo era maturato a Karachi, presso la madrasa di Jamia Uloomul Islamia uno dei più noti divulgatori della jihad in Pakistan5. Umar esordì in al-Qaeda come addetto alla propaganda giacché avvezzo all’uso di internet e valido scrittore: pubblicò ben quattro libri in lingua Urdu e numerosi articoli tra cui il più noto era The Future of Muslims in India apparso sulla rivista qaedista Resurgence. Nel testo, Umar si scagliava contro la falsa “democrazia Indiana” colpevole di schiacciare l’identità dei mussulmani: “for far too many years the Muslims of India have been fooled by the empty slogans of ‘Indian Democracy’, ‘Secular State’, ‘Land of Ghandi’, ‘Paece’, and so on. Those whose homes have been reduced to ashes by the Hindu’s deep rooted hatred will not be bluffed by these empty slogans”6. La composizione di Umar appare effettivamente come un vero e proprio manifesto di AQIS dove, dopo le solite rivendicazioni, viene promessa una vittoria sicura sugli infedeli: “Ahadith as well as recent events also portend a bright future for the Muslims of India; a future linked with the establishment of the Islamic Emirate in Afghanistan. The time has come for the Muslims of India to play a proactive rule in the Jihad in Afghanistan and benefit from the experience of forty years of Jihad so that they may build a better future for coming generations7. Appare, inoltre, chiaro come Asim non faccia alcun cenno allo Stato Islamico, ribadendo con convinzione la vicinanza all’emirato afghano e un chiaro allineamento alle idee di al-Zawahiri. Il direttivo di al-Qaeda Central reputava Umar una pedina importante nello scenario indiano, soprattutto grazie alla rete di conoscenze da lui intessuta con i gruppi talebani che si muovevano al confine tra Afghanistan e Pakistan e con i fratelli mussulmani del Kashmir.

Dalle idee alla lotta

Il debutto degli jihadisti di AQIS risale al 2012 nel completo anonimato, quando ancora non vi era alcuna ufficialità circa l’esistenza del gruppo. Nel 2012, Aniqa Naz, blogger pakistano, fu ucciso con l’accusa di blasfemia. L’anno successivo un altro blogger, Ahmed Raijab Heider (foto) finiva nelle mire dei terroristi poiché accusato di non essere un vero mussulmano, reo di aver pubblicato alcuni articoli contro l’islamismo. Questi due omicidi furono rivendicati da AQIS soltanto nel 2015, quando gli autori godevano ormai del patrocinio di al-Zawahiri ed avevano bisogno di promuovere le loro imprese. L’assassinio di alcuni blogger non era però il tipo di azione che poteva dare ad AQIS fama internazionale, perciò serviva qualcosa di più eclatante e nel contempo rischioso.

Il 6 settembre 2014 alcuni terroristi abbordarono la nave pakistana PNS Zulfiqar: Indubbiamente attaccare una nave militare, completa di armi ed equipaggio, era un’azione davvero spettacolare e, tra l’altro, usciva dagli schemi prettamente “terrestri” del terrorismo islamista: “This attack also highlighted a new and emerging strategy of al-Qaeda to target America’s control of the sea”8. L’indagine che seguì l’attacco – per altro fallito con l’uccisione di un terrorista – portò alla luce una cospirazione ad alti livelli: la PNS Zulfiqar imbarcava otto missili antinave C-802 i quali dovevano essere usati contro il naviglio americano presente nell’Oceano Indiano. Inoltre, dato più preoccupante era il coinvolgimento di numerosi ufficiali e marinai della marina pakistana, reclutati direttamente nelle file di AQIS. Ancora una volta la rivista Resurgence aveva preannunciato l’attacco con un articolo intitolato Targeting the Achilles Heel of Western Economies firmato da Hamza Khalid. Lo stretto di Hormuz e il canale di Suez – punti di passaggio fondamentali sulle linee commerciali di tutto il mondo – dovevano diventare punti vulnerabili poiché il mare sarebbe diventato il nuovo teatro ove colpire gli interessi delle democrazie occidentali, almeno questa era la volontà di Allah: “I was presented with some of my nation who were going out to fight in the cause of Allah riding the sea like kings of thrones9. I progetti di AQIS erano al di sopra della loro possibilità e così il 26 febbraio 2015 ripresero a puntare le armi contro la libertà di espressione, assassinando Avijit Roy, un blogger ateo di Dhaka in Balgladesh; lo stesso si ripeté per altri quattro blogger.

Segnale di forza o debolezza?

Alastair Reed, nella sua lucida analisi su AQIS, fa una riflessione sensata riguardo le loro potenzialità: sebbene siano pochi e non abbiano la capacità di sferrare attacchi sensazionali contro l’occidente, la loro esistenza pone comunque una concreta minaccia in tutta la regione, con una propensione ad espandersi. In questo senso al-Qaeda Central può mantenere pedine importanti nel subcontinente indiano con probabili prospettive di crescita, viste le difficoltà militari dello Stato Islamico. Secondariamente esistono sempre i talebani i quali, dopo la ritirata definitiva dell’ISAF, hanno ripreso vigore e “AQIS may well be able to exploit the situation to establish safe havens in Afghanistan from which it can operate10. La presenza di al-Qaeda, o meglio di un gruppo a lei affiliato, offre dunque un’alternativa importante a chi non ha mai voluto allinearsi con i macellai dell’ISIS ed inoltre costituisce un pericoloso elemento stimolatore di quanti in India vogliano unirsi alla jihad globale contro gli infedeli. Le reclute di AQIS formano ormai quella che Abdel Bari Atwan ha chiamato la “terza generazione” dell’islamismo: giovani istruiti, aperti all’uso della tecnologia e alle comunicazioni telematiche. Se anche nel subcontinente indiano – regione notoriamente arretrata sotto molti punti di vista – al-Qaeda riuscirà a riguadagnare terreno, allora ci troveremo di fronte ad una nuova e prevedibile minaccia. Il fatto più rilevante è, infatti, che AQIS abbia rotto i confini di un terrorismo regionale e circoscritto, presentandolo sul palcoscenico internazionale ed ottenendo un effetto moltiplicatore sulle sue reali capacità offensive11.

1 - A. Reed, “Al Qaeda in the Indian Subcontinent: A New Frontline in the Global Jihadist Movement?”, ICCT Policy Brief, Maggio 2015, URL: https://icct.nl/publication/al-qaeda-in-the-indian-subcontintent-a-new-f...

2 - Cfr. I. Ahmad, “Towards a Kashmiri Settlement Beyond Jihad”, SAM Center for Strategic Research,

URL: https://sam.gov.tr/towards-a-kashmiri-settlement-beyond-jihad/

3 - H. Haqqani, “Prophecy and the Jihad in the Indian Subcontinent”, in Current Trends in Islamist Ideology, Hudson Institute, Vol. 18, May 2015, p. 10. URL:

4 - A. Riaz, “Who are the Bangladeshi Islamist Militants?”, in Prespectives on Terrorism, Vol. 10, Issue 1, February 2016, p. 4. URL: http://www.terrorismanalysts.com/pt/index.php/pot/article/view/485.

5 - A. Basit, “Asim Umar – ‘New Kid on the Block?’, in Counter Terrorist Trend and Analysis, Vol. 6, Issue 10, Novembre 2014, p. 8.URL:

6 - Asim Umar, “The Future of Muslims in India”, Resurgence, Issue 1, Fall 2014, p.76. URL:

7 - Ibidem, p. 77.

8 - Reed, p. 13.

9 - Resurgence, p. 95.

10 - Reed, p. 18.

11 - S. Dasgupta, “Al Qaeda in India: Why We Should Pay Attention”, in ISN ETH Zurich, 15 January 2015.

(foto: web / Erwin Lux)